- 22 gennaio 2026
- Postato da: studimpresa
- Categoria: Finanza, Il nostro Blog
Regime forfettario 2026: guida alle principali novità fiscali per professionisti e partite IVA
Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), il regime forfettario — sistema fiscale agevolato per professionisti e imprese di piccole dimensioni — non subisce stravolgimenti normativi, ma vede confermate e in alcuni casi aggiornate alcune regole chiave da conoscere per una corretta gestione fiscale del nuovo anno.
1. Limiti di ricavi e reddito da lavoro dipendente
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Soglia di ricavi confermata a 85.000 euro per accedere e mantenere il regime forfettario nel 2026. La normativa europea sulla franchigia IVA impone infatti questo limite, che resta invariato per il 2026. Chi supera 85.000 € continua a rimanere nel regime agevolato per l’intero anno, uscendo dal regime solo dall’anno successivo se il superamento è entro 100.000 €. Oltre i 100.000 €, l’uscita dal regime è immediata.
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Reddito da lavoro dipendente o assimilato: viene prorogata per tutto il 2026 la soglia di 35.000 € oltre la quale risulta ostativa l’accesso o la permanenza nel regime forfettario. Ciò significa che anche nel 2026 i contribuenti che percepiscono redditi rilevanti da lavoro dipendente (o assimilati) possono restare nel forfettario se tali redditi non superano tale limite.
Questa conferma rappresenta un elemento di stabilità normativa importante, soprattutto per i contribuenti “ibridi” che esercitano attività autonomamente ma mantengono rapporti di lavoro dipendente o pensionistici.
2. Imposta sostitutiva: nessuna modifica strutturale
La struttura del regime forfettario — basata sull’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali — rimane sostanzialmente invariata.
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L’aliquota ordinaria resta 15%, con la possibile riduzione al 5% nei primi 5 anni per le start-up che rispettano i requisiti.
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Al momento non sono state introdotte nel testo di legge modifiche definitive alle aliquote previste, anche se nel processo parlamentare erano state ipotizzate proposte di aliquota elevata al 26% per specifiche situazioni di cumulo con redditi da lavoro dipendente.
È quindi fondamentale monitorare eventuali emendamenti parlamentari, ma in prima applicazione la Manovra non stravolge le aliquote base del forfettario.
3. Controlli e compliance
La Manovra 2026 non prevede revisioni profonde al regime agevolato, ma rafforza implicitamente l’attenzione sui flussi digitali e sui controlli fiscali. Con l’evoluzione dei dati telematici (fatture elettroniche, modelli trasmessi, ecc.), l’Amministrazione finanziaria avrà maggiori strumenti per incrociare informazioni e identificare incoerenze potenziali nella posizione dei contribuenti forfettari.
Per il professionista e consulente fiscale questo significa porre particolare attenzione alla correttezza delle dichiarazioni, alla coerenza tra redditi da lavoro dipendente, pensione e attività autonoma e al rispetto dei limiti reddituali e di ricavi, pena la perdita del regime agevolato.
4. Cosa resta invariato
In sintesi, per il 2026 restano in vigore i seguenti principi:
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Contabilità semplificata e esonero dagli obblighi IVA per chi aderisce al regime.
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Niente studi di settore o parametri per i forfettari.
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Semplificazione amministrativa per emissione di fatture elettroniche, liquidazioni e versamenti.
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Restano valida tutta la disciplina prevista dalla L. 190/2014 e successive modificazioni, a meno di futuri interventi legislativi specifici
La Manovra 2026 conferma il regime forfettario come strumento di semplificazione fiscale, preservandone l’assetto originario e garantendo continuità applicativa. L’assenza di interventi strutturali consente ai contribuenti una maggiore prevedibilità del carico fiscale, ma richiede al contempo una gestione attenta e consapevole del regime.
