ZES Unica del Mezzogiorno, il bonus assunzioni che spinge il lavoro stabile nel Sud

Bonus assunzioni nella ZES Unica del Mezzogiorno: come funziona l’incentivo che punta a rilanciare il lavoro nel Sud

Con la nascita della ZES Unica del Mezzogiorno, il Governo rafforza la strategia di rilancio economico del Sud Italia puntando su uno degli snodi più delicati: l’occupazione stabile. Tra le misure più rilevanti spicca il bonus contributivo per le assunzioni, un incentivo pensato per sostenere le imprese che creano nuovi posti di lavoro nelle regioni meridionali.

L’obiettivo è duplice: da un lato favorire l’ingresso o il reinserimento nel mercato del lavoro di soggetti disoccupati di lunga durata, dall’altro ridurre il costo del lavoro per le piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del tessuto produttivo del Mezzogiorno.

ll bonus consiste in un esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con l’esclusione dei premi INAIL. L’agevolazione è riconosciuta per le assunzioni a tempo indeterminato, comprese le trasformazioni di contratti a termine, effettuate all’interno della Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno.

La misura si inserisce nel quadro delle politiche attive del lavoro e si affianca agli altri strumenti previsti per la ZES, come i crediti d’imposta per gli investimenti e le semplificazioni amministrative.

Il bonus è rivolto ai datori di lavoro privati, inclusi quelli del settore agricolo, con una dimensione aziendale contenuta: l’incentivo, infatti, è riservato alle imprese che occupano fino a 10 dipendenti nel mese in cui viene effettuata l’assunzione.

Restano esclusi la pubblica amministrazione, il lavoro domestico e i rapporti di lavoro dirigenziale. Una scelta che conferma la volontà di concentrare le risorse sulle micro e piccole imprese, spesso più esposte alle difficoltà legate al costo del lavoro.

Per accedere al beneficio, l’assunzione deve riguardare lavoratori che rispettano precisi requisiti:

  • età pari o superiore a 35 anni;

  • stato di disoccupazione da almeno 24 mesi al momento dell’assunzione.

La platea individuata riflette una criticità strutturale del mercato del lavoro meridionale: la difficoltà di reinserimento per i lavoratori adulti, spesso esclusi sia dai canali dell’occupazione giovanile sia dalle misure dedicate ai soggetti più fragili.

L’incentivo si applica esclusivamente se l’attività lavorativa viene svolta in una sede o unità produttiva situata in una delle regioni comprese nella ZES Unica, che include:

Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna.

La ZES Unica ha accorpato le precedenti ZES regionali con l’obiettivo di creare un quadro normativo uniforme e più semplice, riducendo la frammentazione che aveva caratterizzato la fase iniziale di questo strumento.

L’esonero contributivo è riconosciuto al 100%, entro un limite massimo di 650 euro mensili per ciascun lavoratore assunto. La durata dell’agevolazione può arrivare fino a 24 mesi, rendendo il beneficio particolarmente significativo sul piano economico.

In termini concreti, il bonus consente una riduzione rilevante del costo del lavoro, soprattutto nei primi due anni di rapporto, fase cruciale per la sostenibilità delle nuove assunzioni.

L’accesso all’incentivo è subordinato al rispetto di alcune condizioni. In particolare, l’azienda non deve aver effettuato licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nei sei mesi precedenti l’assunzione incentivata.

Il bonus non è cumulabile con altri esoneri contributivi riferiti agli stessi contributi, ma può risultare compatibile con altre agevolazioni di natura fiscale, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.

Un’occasione per il rilancio occupazionale

Il bonus assunzioni nella ZES Unica del Mezzogiorno rappresenta un tassello importante nella strategia di rilancio del Sud. Se da un lato l’efficacia della misura dipenderà dalla capacità delle imprese di coglierne le opportunità, dall’altro l’incentivo offre un segnale chiaro: investire sul lavoro stabile come leva di sviluppo territoriale.

Per le imprese del Mezzogiorno, soprattutto le più piccole, si tratta di uno strumento che può fare la differenza, riducendo il rischio economico delle assunzioni e favorendo una crescita più solida e duratura.



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